lunedì 8 aprile 2013

I bagni turchi








  Villa il nano arrivò nella chiesa di Tortiano una notte, durante una bufera di neve, alla presenza di Don Razzo Natalizio e la sua perpetua detta SantoMarmellata. Sotto la fitta nevicata vide due cacciatori: un chierichetto della chiesa vestito di un cappotto boccoloso di lana tinto color voto ossidato, chiamato merdaiolo, delle processioni dei diavoli e un ragazzo detto CrostatoSusino,  sparare con un fucilino dal calcio piatto di legno, laccato color spumino e intagliato a forma di forma di meringa, sparare a un fuco di api a forma di un minuscolo orso il quale, colpito di sfioro, colò mela che in dialetto pramzan  significa miele. Ferito prese posto come un peluche nel lettone di noce di fianco a Villa il nano che dormiva nel refettorio quella notte.
   Il fuco orso con il pungiglione pene a forme di susinino, posto nel culo, per affetto punse la guancia disegnandogli un minuscolo letto di falò.
   Villa il nano, mentre Don Razzo diceva il rosario con grani a forma di volti di piccolissimi politici della Democrazia Cristiana, tra i quali quelli di Andreotti, aveva nel taschino una foto di un poeta omolentesco di Tortiano chiamato Melocotone Tortone, dal cappello a forma di torta allamarmellata plastificata, e un penone di una mucca stranamente così armata e barrata con un bollo di una schedina del Totocalcio, con partite tra suore e seminaristi nei quali aveva fatto dodici sbagliando il risultato tra la squadra del neonato Gesù e quella chiamata del Seminarese.
   Villa il nano nella notte aveva sognato un fucile dal calcio di legno intagliato, a forma di torta crostata, con le listarelle di righe della pasta, che in un portafucili avevano sparato in aria per sbaglio nel ripostiglio buio dello sgabuzzino della canonica, siccome un topo si era intrufolato nel grilletto a forma di pera di una lupara. In questo modo aveva colpito la frangetta dorata di un gagliardetto della Bogolese calcio che stava appeso alla parete insieme a altri stemma di Club parmensi.
   Villa il nano era stato invitato da Don Razzo, in occasione del referendum pro Monarchia e della Repubblica, e all'atto di servire un tiramisù con savoiardi a forma dei volti dei Savoia. Un ragazzo chiamato Repubblichella avevo sparato con una pistola al dolce, distruggendola, facendo schizzare la crema ovunque nella stanza con i pezzi di savoiardi a forma dei volti dei Re.
   Rosario Villa il nano aveva raccontato a Don Razzo Natalizio, e al Don Peccatoriostracotta, di un suo giro al mercato delle pulci, a Parigi, dove aveva visto delle foto di alcune lesbiche dai capelli ricci a forma di more e con alle caviglie delle catenine, uno scricciolo imbalsamato, ipertoficamente, grosso come un elefante che un bambino africano aveva catturato con le palme e lo vendeva a una bancarella di gare di salti di pulci in cui si poteva scommettere, e c'erano anche dei denti d'oro a forma di ponti minuscoli di Parigi, sulla Senna, e una cartomante che facendogli le carte gli predisse che da sonnambulo avrebbe scritto una pagina del romanzo la "Ciociara" di Alberto Moravia. Infatti, una mattina, spiegava di avere scritto su di una scrivania una pagina scritta che descriveva una certa donna, detta la Stupracipra, che aveva stuprato una ragazza di suo pugno ma dalla cameriera detta la ServaCaffeet  DonStracotta.
   A Villa il nano gli ricordava quando in una chiesa, un mendicante, per guadagnare qualche monetina faceva scrivere le somme ad un topolino metà asino che aveva la peluria grigia e azzurra, e immancabilmente sbagliava. Villa il nano e Stracotta da una finestra avevano visto nuvoloni correnti a forma di grossi cavalloni montati a loro volta da cirri a forma dei più leggendari fantini del palio di Siena, ai quali una nube a forma di guardia comunale passava con la mano un nerbo a forma di bue: sempre sul culo.
     Nel bar Bettola chiamato "La Bara" un cameriere nano chiamato Baganzoloide faceva dei caffè espressi a Villa il nano, vestito di una redingote di raso variopinto color pappagallo, e calzando scarpine a forma di volto del presentatore televisivo Enzo Tortora conversava con un certo siciliano detto il Canedito, dalle Dita Tatuate color dei canditi. Su una parete c'era un gagliardetto della Juventus sfrangiato di seta dorata negli occhi della zebbrella rampante del quale, Villa il nano, vide i corsi delle strade di Torino tappetati di strisce di tappeti d'oro come i corridoi di un hotel sui quali lui, sulla macchina di ragazzi etiopi meravigliosi, tifosi della Juve e camerieri dell'albergo Tourin, chiamati Jiuvennari, e dalle unghie laccate oro dalla forma di gianduiotti in caroselli di migliaia di automobili Fiat aveva festeggiato lo scudetto del 1951, vinto dalla squadra bianconera di Boniperti, dove, sull'utilitaria con Villa il nano, c'erano anche i nani detti o chiamati Goccino di Uve e Cauda.
   Villa il nano poi tornava a fare il garzone nella barberia splendente di ottoni di Piazza della Steccata dal barbiere chiamato Squamo Forforo Follicolopeliferolozione. Durante la notte il lavatore di turche dei bar di Via Farini, Cavour, D'Azeglio e Bixio dagli scoli di porcellana delle turche a forma dei volti degli omonimi politici e con i soldi che racimolava sceglieva una delle tante trattorie in fila in Via D'Azeglio dai nomi come L'Ano d'Oro o la Gigia Maria.
   All'Ano D'Oro, bevacchiando lambrusco a forma di ani, Villa il nano sorbiva brodo con anolini a forma dei volti minuscoli dei deceduti che apparivano in foto sulla pagina dei morti della Gazzetta di Parma del giorno. Una sera in una di queste trattorie, chiamata Il Nano Porongone, Villa il nano vide trasmesso dalla tivù il Papa che per le Ceneri lavava i piedi ai cardinali. Uno di questi ecclesiastici bodenfio a dismisura aveva un piede gonfio che assomigliava a un neonato la cui testa era l'alluce.
   Villa il nano con il nano BIsestile  camminava in una Parma misteriosa, alternativa e costruita in maniera maccheronica, dalle torri intonacate a forme di salami noccuti, intonacati colore del budello, e gli piaceva molto una chiesa a forma di anolino gigante,  dal colore giallo brodo, dentro la quale, sulla cupoletta c'erano dipinte, sullo sfondo di un cielo apocalittico, delle navicelle extraterrestiche a forma di minuscoli anolini di alluminio fornite di luci psichedeliche.
   Davanti alla chiesa c'erano sentinelle dell'aldilà: ragazzi graziosi come ragazze dalle vesti pizzate e dai riccioli d'oro a forma di capponini e per cappelli dei pentoloni chiamati Pizziecheco e Madamarello Mandamattarello Resdorio  e i pittori Carmignani,  morti in quell'inverno di freddo algido da Tomba da scenografi che dipingevano di rosso dietro il cielo il tramonto. Invece sul tetto del carcere di San Francesco, gonfio di mattoni colo rena calcizzata, con l'acqua dei condotti farnesianii.
   Nella notte delle guardie meravigliose, chiamate Il Baffichetta e lo Sbarri dai capelli napoleonici, con la coccarda a forma di tortelloni di zucca colore canarino, o tube a forma di Petitot giallo o copricapi a forma di anolini sentinellava, avanti e indietro,  sotto gli ordini del maresciallo maggiore chiamato BurroGrazia e vedevano dall'alto Villa il nano che, da cameriere  stagionale, vestito di una divisa dalle maniche cucite a uncinetto, a forma  di due caffetterie, servire i clienti ai tavoli del caffè Bizzi in Piazza Garibaldi portando paste meringhe a forma di cimitero della Villetta minuscolo o malvasia color tempra gialla. Altri nani, suoi colleghi, servivano ai tavolini chiamati San Michelinoaragostagatti Gelatisalati, Gige Pongoni, Mammalina e appartamenti dei topi. Terminato il servizio ai tavolini finirono la notte lucidando i vasoni degli scoli delle turche del bar a forma dei volti dei politici della destra storica e ottocentesca. I nani Villa e GigePongoni  andavano, infine, nel Palazzo Fainardi, dinastia da cui era nato il pittore Nanni, autore di ritratti manieristi e a una finestra, fumando i sigari arrotolati a forma sottile di volto di Garibaldi, vedevano due barboni, chiamati Romanelli e CInemauticoninecittà scolarsi al bar dell'Orologio liquori verdini, fuggendo poi nei loro scarponi dopo avere lasciato pile di banconote, alcune del color cocorite altre color lingotto o incarto di gianduiotti emessi da Cavour e dal Regno sabaudo e il politico era stampato su una delle facce come un gianduiotto fuori corso e di solo valore filatelico.
    Frate Pentolone, un cuoco di uno dei refettori di una chiesa di Parma, discorreva con Villa il nano che il brodo di cappone variava d'intensità e colore da chiesa a chiesa e che il ripieno degli anolini di Natale era diverso da paese a paese nel parmense, e poi c'era chi per farlo usava il cavallo o il magoncino oppure il manzo o l'impasto di formaggio.
   Villa il Nano con il reverendo Santo Domenico Maria Villa nel 1903 aveva sorbito brodo con anolini a forma di volti minuscoli di curati allora attivi nelle parrocchie di Parma andandoli a mangiare.
  Nella casa del vecchino Baganzolo, dove arrivavano quella sera le voci dei giocatori di una partita di calcio, giocata in notturna nel campo sportivo del prete, nella nebbia a forma di cicogna, tra le squadre del Baganzola e del Colorno, dal colore della maglietta gialloparma, arbitrava il prevosto chiamato Arciciliegia con una borsetta dentro alla quale c'era un fischietto, una penna, un taccuino e i cartellini.
   Baganzola era un mondo alternativo a forma di anolino immenso. Parma, di fianco c'era un altro emisfero della stessa forma. Lì il dio parmense, nelle fattezze di un cappone gigantesco, tanuto e giallo, alle piume, vedeva dall'alto dei fiumi sottili perché lontani dalle acque color brodo. Il cappone gigantesco prese Villa il nano tra le zampe e lo depositò a Baganzola nel bar chiamato Bara dove faceva la cameriera la Bambolaganzola. In quegli anni, con il nano Begosino, Villa il nano andava anche in una trattoria di Vigatto a mangiare fette di tortafritta, gonfiatesi a forma di teschi, oppure andava a farsi tagliare i capelli presso una barberia gestita dal barbiere Romano, emigrato a Parma, detto il Re Bananumberta Carciofola Mammola, e pagava la scravatina con posatone color canarino dai manici a forma di questi gonfi uccellini gialli dai boccolini e riccioli all'implume d'oro, servizio di forchette, coltelli e cucchiai con cui una famiglia andata in malora per cui faceva il servitore.
   La toiletteria-barberia era piena di gagliardetti di squadre minori del calcio parmense e c'era lo stemma del Palanzano che aveva per simbolo il testicolo, e poi lo stemma del Felino con simbolo il gatto, e lo stemma del Porporano dall'araldo a forma di rano rampante color porpora, e poi dell'Ostialido calcio di Roma con simbolo un calice e l'ostia del sacramento. In quell'epoca frequentava un certo nano chiamato Mammarma che possedeva una pistola dal tamburo a forma minuscola del Quirinale, con le minuscole poltroncine dove sedeva la destra e la sinistra storica come porta proiettili, che erano a forma dei vari politici: De Pretis, La marmora, Rattazzi e Giolitti.
   Un giorno per l'incontro di calcio Roma - Lazio davanti allo stadio Olimpico vidi due tifosi arrestati e sequestrati negli autoblinda della polizia i quali si chiamavano Albergentoli e Albertangeli che si ombrellavano e uno di questi urlava: "Evviva il calciatore Giggia".
   Villa il nano nella cantina della chiesa di Catelguelfo, vicino a Pontetaro, piena di vini rossi marca San Quirinole, assistette a tre marocchini che stupravano il culo di Don Guido Turacciolpretino e poi fuggivano nei campi lontani di Noceto rimasti introvabili perché saliti su un noce dove si erano nascosti dentro tre noci bacate bucate e grosse come botti in cui erano riusciti a entrare.    







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lunedì 25 marzo 2013

La metropolitana







      Nel tinello ammobiliato con quadri, poltrone e mobili dalle tinte color croco dell'appartamento del prete il servitore nano e rimbamba chiamato Pomato Spurcicometa dello Sborrosessiuseppe, maggiordomo del prete serviva bicchierini pieni di liquore beneventese il cui ingrediente era lo zafferano zuccheratosi nell'alcol e Villa il Nano guardava un misterioso quadro naif dipinto di una notte nella metropolitana color giallo elettrici e crochica della città di Barcellona dove le carrozze gialle di linea erano a forma del volto gigante del dittatore Franco, trasportanti resse di tori con i peni gonfioloni in erezione dalle cappelle a forma di volti di toreri morti nelle arene in tutta la storia della corrida spagnola tra cui si distingueva Villa il Nano nella calca bovina in compagnia del nano Gay Barprigionio Bargalera tifoso del Barcellona calcio dal cappottone riproducente le strisce blu e rosse della maglietta con pizzi e ricami cucita a uncinetto dalla forma minuscola di locali per culani della movida di Barcellonese con in tasca un pacchetto di sigarette oppiacee, fumate con il giovane rasta chiamato Santillana, studente di letteratura romanza spagnola.


La bettola








     All'età di tre anni per il giorno della sua prima comunione Villa il Nano, vestito di un abito da festa domenicale, ricamato di pizzi a forma dei voltini di tutti i papi succedutisi sino allora a San Pietro, in compagnia della mamma mammolosa e nana su un taxi del taxista chiamato Gesùino Scroforo, un vecchino loro autista personale giunse in san Giovanni dove stette sotto alla cupola dell'Allegri. Il taxista Gesùino guidando con i guanti bianchi  terminanti in pizzi a forma di ochine li portò nella chiesa di Mariano da Don Trattoria a mangiare tortelli stranamente sottili a forma di dita del Correggio e il Don ubriaco di lambrusco Sgagnaplava raccontando la barzelletta di una bettola che con le gambe era scappata via; nella notte pioveva e il cielo pioggerellante sembrava un chinotto frizzante e Gesùino la mamma e Villa il Nano rimasero a dormire nel refettorio e all'orecchio del nano dormicchiante sul letto e sborniato di anolini del prete un topo imbianchino detto il Diavolo Bianco, spifferavo che con una pennellessina voleva dare una mano di bianco a tutte le cupole parmigiane.



venerdì 15 marzo 2013

I tortelli du zucca




          Villa il Nano  ricordava una giornata passata  con un suo collega  prostituto nonché addetto alle pulizie dell'ospedale Piccole Figlie, il quale si chiamava Laterizio Latinillo Lanzi ed era figlio di un imbianchino e in una mattina splendente di marzo erano andati sul greto del torrente Parma all'altezza di Via Pontremoli dove avevano giocato alle biglie con dentro le figurine del ciclista Adorni, poi avevano mangiato alla mensa dei ferrovieri serviti di un prete a forma del volto del reverendo Domenico Maria Villa con purè color giallo liso dal cameriere chiamato Faraonarano Roccabianca, quindi erano andati in stazione dove Villa il Nano si divertiva tantissimo a guardare la gente che partiva e arrivava e nella tabaccheria lì sita interna avevano comperato le sigarette, Maria Goleador con su a ogni cartina di sigaretta stampato il nome di un asso del footbal e Villa aveva iniziato a fumare una Mortinsen; si era fatta sera e poi notte - il buio pieno delle ciliegie sotto spirito fosforescenti dei fanali delle macchine quando nel posteggio dei taxi ne presero uno dal taxista chiamato Zanardello Zanari, dal quale si fecero portare davanti alla villetta e andarono a trovare nella Villetta Bianca Cicogna di fianco al camposanto il becchino chiamato Teleomorti Chelo il quale chiese a Villa il Nano una sigaretta con stampato il nome di un cacciatore  dell'Ambrosiana e così il nano vi spicchiò una Meazza nel pacchetto; a notte fonda li venne a prendere un cliente da sesso: il vecchio rimbambito Panzone chiamato Strolghino Pansec sulla sua Fulvia bianca in cui era posato il cuscinetto del Parma Calcio e sullo specchietto penzolavano il pupazzino della Madonna di Fontanellato e li pèortò sulla macchina nei pressi nel paese mantovano delle scope chiamato Cicognaga dove in una trattoria a quell'ora ancora aperta mangiarono tortelli dal ripieno di zucca color canarino e in una laberghetto bettoloide chiamato la Mano Turba fecero sesso. Villa il Nano nella notte si sognò un paese della bassa e le oche che correvano il palio attorno a un casolare e l'ocone che aveva vinto era detto il Cavallino Bianco. Alla festa della notte  del Parmigiano-Reggiano ricorrenza che si ripeteva ogni mille anni a Parma dalle tavolate  apparecchiate in tutto il centro Villa il Nano mangiava tortelli ricamatissimi della forma di ogni secolo seduto di fianco al pittore Sirocchi con una grattugia bombata di metallo a forma di gorgera al collo, agli affrescatori grattugianasso e steccatina  dal pennello lungo a forma di stecca di biliardo sempre in mano e all'imbianchino decoratore detto Scherzo della Gatta e al nonno Nasone pittore Sirocchi plurivittorioso al concorso dei nasi di Soragna con in tasca un topo dalla peluria giallo formaggio chiamato Scapinino di proprietà di Villa il Nano. 

venerdì 8 marzo 2013

Parigi








    In quegli anni a Parigi Villa il Nano soggiornava a casa del poeta surrealista Desnos in una casa su un boulevard, la cui abitazione era la biforcazione di due strade laterali e sotto c'era una tabaccheria caffé aperta tutta la notte dove i due accedevano dall'interno delle rampe delle scale entrando in una porta di servizio e qui compravano sigarette e poi le fumavano supini a letto da omosessuali nel loro appartamento; il caffé era un baraccone elegante a forma di cigno gigante plastificato e nella notte a Villa il Nano assaggiando una madleine a forma di piede di dea sovvenne una brioche sbocconellata con Proust lo scrittore; di fianco alla casa invece c'era lo studio di una esoterista lucente di luli color mimosa, visitato anche di notte dalle clienti al cui ingresso un dindolo avvisava la maga della nuova visitatrice che era attesa dalla lettrice della sfera di cristallo e cartomante con una pipa sottile dal fornellino a forma di volto minuscolo di Saffo in bocca.
Desnos e Villa il Nano viaggiavano su Parigi in taxi e Villa il Nano una notte per la febbre vedeva le luci dei fanali gonfi come siepi e provava la malattia della metropoli dove la vita e i rapporti tra le persone si dilatano e tutto diventa un film e incubo di estraneità; per pasqua vieppiù i due avevano mangiato asino cotto, ostriche dal guscio a forma di souvenir di torre Eiffel e una tortona alle mandorle dello stesso pane dolce del panettone. Una notte Villa il Nano portato dal tassista italo francese chiamato Gallinello Strinati sul suo taxi davanti al liceo tecnico parigino, frequentato nel 1864 dallo scrittore Isidore Ducasse detto Lautreamont entrò nell'istituto nel buio notturno e lesse vecchi temi del ragazzo dei quali uno parlava di una gara di nicotina consistente in chi fumava più sigarette tra lui e l'amico chiamato Oppiumone poi ammalatosi di una macchia pneumologica come un cratere a un polmone bianco piumoso e in un altro descriveva una gara di corsa di orsi buffoni in Abruzzo vinta dall'orso chiamato Pruzzo Di Bartolomei che aveva inseguito insieme ai suoi compari il volo di una mosca cosparsa di miele poi sequestrati per farci dei prosciutti. che il poeta assaggiò nel paese abruzzese  di ursone e in un altro ancora annotava un pomeriggio sul terrazzo di una abitazione parigina passato a fumare una pipa lunga due metri con amici e un professore di letteratura e uno dei compagni gli aveva mostrato all'interno della casa una vulva gigante dai peli artificiali a forma di montone con la quale si poteva fare sesso o nell'ultimo componimento discorreva di un bottonificio dove aveva comprato bottoni d'ottone a forma di volti minuscoli di soldati italiani caduti nella seconda guerra d'indipendenza. Vieppiù Proust lo scrittore ospitava Villa il Nano in una stanza la cui finestra era foderata - per attutire i rumori dei boulevard - dei tappi di chiantinelli e brunellini color rubino scolati a fiume come pasteggio di pranzi e cene e perciò il suo interno aveva un odore acre e acidulo di vino per i rimasugli di liquido rosso sui sugheri.

giovedì 28 febbraio 2013

Il cantante Venditti





           Villa il nano sul fare della sera fumava una pipona a forma minuscola di uno dei Due Brassè davanti a un palazzo color malvasia  dai vetri delle finestre color lambrusco e fu fermato da Fighetti DJ con graziose ragazzine, i primi alle dita a forma di piccoli amburgher , le seconde con anellini dalle montature a forma di volti di minuscoli volti di cantanti italiani di musica pop anni ottanta nel buio mite della città di provincia e conversando con loro mostrò un topo dalla peluria dorata angelica chiamato Michelino del paese di San Michelino Gatti; conversò con tipi come DJ Osso, DJ Innominato e DJ Vasca seduti sui loro motorini tamarri, i quali lo portarono nella notte dentro la scuola Pascoli internamente deserta e forzando la serratura si trovarono in un buio spaventosissimo corridoio che dava sulla sala insegnanti dove illuminando l'ambiente con un accendino lesbic aprirono un cassetto  e da un plico di fogli protocollo fasciato da un nastro scelsero il tema di una ragazzina graziosa bionda vaniglia, quell'Eloise Besia che aveva il pene ed era un ragazzino concepita da una mamma penuta e dal padre: un'altra donna; Villa lesse il componimento che parlava di un sabato sera di giugno del 1983 quando erano finite le scuole - la città profumava di tigli - e all tivù passavano le immagini dei goal di Falcao e di Pruzzo dai baffetti fulvi, a forma di due volti minuscoli del cantante Venditti e la ragazzina descriveva la serata con l'amica Carte alla pizzeria Orfeo in Parma: due pizze e due Coca Cola, pagate a testa e le due ragazzine le aveva fatte contente lo scienziato Marconi inventando la radio dove ascoltavano Venditti, Baglioni  e Battiato dei quali avevano anellini con le montature a forma dei loro volti minuscoli e infine si descriveva - uscite dalla pizzeria - a camminare mano nella mano con l'amica Cate sotto la galleria di Via Mazzini , piena di negozi di scarpe Timberland la marca di scarponcini richiesta dai ragazzi paninari, una sosta davanti al negozio di sfinzieterie, il 173 Bis, e poi ognuno a casa propria.


martedì 19 febbraio 2013

La pipa




           Nell'Oratorio delle Grazie si svolse uno sposalizio tra il nano chiamato Formaggigiano e il suo amante detto Gnoccone Fritto bambolone nano che aveva la cartilagine di due dita a forma minuscola di testa di cigno e cicogna, specie di messia perché concepito senza peccato originale dalla mamma chiamata Ilarietta Bigné da un proprio neo; il puntonero della signorina si era gonfiato e se n'era sviluppato un bambolo gonfio, goffo, comico, gaio, nero e con occhi azzurri come due fiori detti occhi di madonna, altrimenti chiamati non ti scordare di me e Villa il Nano  e il prete Bercignamo Gelesiani  con i due festeggiarono nel refettorio con vivande e giochi di mimi e giocolieri e venditori di servizi di tazzine minuscole per caffè berberi al pepe finchè non giunse un pasticcere che fu autore di una burla perché portò bignè giganti  dai quali uscirono carabinieri che volevano arrestarli per un fatto accorso in città il giorno prima mentre il Don metteva nell'acqua della pentola il cappone con una carota a forma di dito del Correggio, una cipolla a forma di passero e un sedano a forma di pene per farvi il brodo; così il Don ai carabinieri enumerava i miracoli di Gnoccone Fritto il quale aveva cancellato un tumore al vecchio signore chiamato Filtrino Sigaretta e aveva ridato il dono delle gambe a un paralitico detto San Lazzaro: il giorno precedente, anniversario di una festa, la Società dei Festini Parmigiani, aveva organizzato una corsa di giraffe in un intricato percorso cittadino sulle cui strade addetti avevano sparso bula, segatura di truccioli da circo per fare correre meglio i cameleopardati africani e Villa il Nano, i due futuri sposi e Bercigano il Don erano su una torre di Parma a veder la gara che vinse la giraffa detta la Salatamaialata del Mar del Marocco dalle chiazze maculate a forma di salami sul mantello peloso color malvasia e la scena era vedere dal basso dove le giraffe correvano i quattro piccoli, piccoli, e il messia detto Gnoccone Fritto piccolo Neo Nero Gonfiolino con due puntini azzurri: gli occhi che applaudiva con due minuscole mani color liquirizia e su una altra torre guardavano lo spettacolo il figlio pittore Rinaldo Giuseppe del pittore Panini e il nano maialgnoccofritto con due gorgere: una a forma di alveare e l'altra a forma di testa di maiale e fu la notte che marescialli con pistole carabine a forma di bignè cercavano chi aveva fossilizzato a mo di conchiglia o fossile il corpo dai muscoli serpentosi e vermosi di un culturista dentro una piastrella  di marmo rosa di Verona di una chiesa come se un mattarello avesse appiattito la sagoma su una superficie; fatto stupefacente mentre i carabinieri  affaccendati indagavano sul luogo della mattonella una lumaca gonfia  a forma di bicipite del culturista, da cui si era procreata, strisciava sculettando e usciva dalla chiesa;  siccome i nostri furono visti nei paraggi dai poliziotti furono indiziati dopo un lungo inseguimento fino a Vigatto, paese pieno di nebbia e illuminato da lampioni dalle lampare a forma di grosse fette di tortafritta di vetro.
Villa il Nano  nella notte invernale fumava una pipa dal fornellino a forma minuscola di torre del castello di Torrechiara e da Don Freddino Tremini, parroco di Vigatto avevano saputo che il culturista si chiamava Marcotonic Big gimi; Don Freddino Tremini  disse a un poliziotto ridolando che il culturista appiattitosi nella piastrella era opera di un miracolo di Gnoccone Fritto, così disse finché Villa il Nano tirò fuori dal portaposate - usato come pipiera e attaccato alla cintura dei pantaloni- una pipa a forma di fettona gonfia di tortafritta gialla color unto d'olio e un poliziotto voleva arrestare il nano tabagista asserendo che le sue pipe erano sconce non sapendo di altri svariati modelli in radica a forma di castelli, di volti di pittori, e poeti e di vario bestiario.