martedì 11 febbraio 2014

I ladri di Pisa



I ladri di Pisa erano tre muratori magrolini, dai baffetti a spillo, vestiti di abiti bianchi a pizzi con la gorgera a forma di cazzuola, i quali volevano rubare Piazza dei Miracoli smontandone i mattoni ricamati in una notte.
I ladri di Pisa erano ladri di piscia l'uno dell'altro e nei tuguri dei gabinetti della città ladravano con il deretano lo zampillo della pisciata, l'uno dell'altro, e dell'altro ancora.
In un torrido ed arido giorno d'agosto che aveva provocato la secca dei rubinetti e dell'acquedotto avevano mescolato la calce con la loro urina e con questa avevano costruito un padiglione di una galera assai puzzolente di pipì.

Lo schiaccianoci






Nel seicento a Noceto, paese attorniato da Noceti, delle specie di boia eseguivano le condanne a morte con una macchina di tortura a forma di schiaccianoci gigante, e con questo congegno mortale schiacciavano la testa dei briganti e dei furfanti come se fosse una noce.
Villa il nano si sognava, sotto i portici del paese, in un bar seduto intorno a un tavolino dalla tovaglia dorata a bere un bicchierino di nocino rimirando le esecuzioni.

Il Tamigi







Negli anni sessanta, con il nano detto Cappelle dei Letti, Villa il nano era a Londra su un autobus a tre piani color tomato e a forma di pomodorone finestrato, nei pressi delle chiatte sul Tamigi, fangoso ma azzurro anice, stava andando a trovare l'amico nano Piccadelliny in una villetta nei paraggi.
Nell'abitazione dei pipistrelli volavano circolari, formando una corona della regina, e i nani chiamati Lontra, Tamigigio e Polcino nuotavano in un canalone.
Villa il nano e Cappelle dei Letti tornavano nei sobborghi scuri e neri di Londra dove era sito l'albergo su un taxi colore dell'ananas.

lunedì 10 febbraio 2014

Le sigarette




Villa il nano raccontava di sé ad amici, nel 1923, quando a Parigi, nei boulevard e nelle strade di asfalto color tortora, come lunghe penne di colombi grigi, nella casa del poeta surrealista Desnos stavano supini sopra i letti a fumare e Robert, il poeta, le sigarette le spicchiava sopra un portasigarette d'argento a forma di minuscola casba, mentre da un anello-scrigno, aprendolo, mangiava mescalina.
L'abitazione faceva angolo tra due strade laterali di un boulevard ed era sopra una tabaccheria aperta tutta la notte durante la quale, da una porta di servizio interna alla palazzina, sita sulla rampa delle scale, entrandovi, compravano stecche e così fumavano e leggevano sui giornali dell'epoca delle vittorie del pugile detto “Topo Tigre” perché nero come un topo, con un ammasso di muscoli le cui fibre tese gli formavano sulla carne della schiena una testa di tigre con i denti canini all'infuori, le cui fauci sembravano un acquasantiera.
Il boxeur era anche detto il “Butta in fogna”, con i suoi schiaffi dentro i guantoni, perché partorito da una negrona nel paese parmense di Fognano.
Lo zio di Villa, chiamato Gosinoni, appena nato gli aveva regalato pungiboll a forma di mortadella e culatello gigante, rosato, color budello e ripieni di muffa perché si allenasse a praticare la boxe.
All'interno del salone sontuoso del caffè c'era un quadro naif e una minuscola miniatura che ritraeva Villa il nano con mio nonno e suo cugino Renzo Amarie. All'appuntamento estivo con l'annuale corsa del Palio degli Scoiattoli, alla quale concorreva anche una scimmietta che ruzzolando in curva ed era precipitata nella pettinatura all'Umberta banana di Villa il nano.


Il dipinto maccheronico



A Bologna, durante una notte, Villa il nano era entrato in una chiesa in cui c'era una tela dipinta da un maccheronico pittore, della scuola bolognese, raffigurante il Gesuino: uno scrofone grasso e sbodenfio, in croce e di fianco i due maiali ladroni, anch'essi crocifissi addosso ai quali i legionari di Ponzio Pilato scagliavano delle ghiande.

Il sanatorio di Cortina



All'epoca dei fatti Villa il nano era andato a trovare il giovane scrittore Alberto Pincherle ricoverato nel sanatorio di Cortina, dalle cui finestre si vedeva il paese bianco di neve con le piste da sci, a forma di schiena d'asino, sulle quali il nano aveva sciato con il fratello Gastone lì ricoverato per poliomielite.
Nel paesino, minuscolo bignè glassato di neve, la notte davanti la finestra della stanza del mastodontico sanatorio dove Alberto dormiva, Villa il nano fumava una sigaretta dalla brace accesa ed infuocata come un girone del burrato dell'inferno e tutto era bianco meno quel puntino arancino.
Villa il nano raccontava a qualche malato di quando era stato al carnevale di Abbiate Grasso, dove la folla lanciava coriandoli e farina e lui era pieno in faccia di questa roba come un belletto, mangiava dolcetti fritti che gli procuravano il mal di pancia nella merda e già una formella dell' Antelami rosa di marmo di Verona raffigurava su un carro in maschera il grassone Martedì grasso, come un porciolone scrone simile a Buddha e perciò flaccido e cascante di grasso che lanciava sgonfietti ai nani Villa e Cottona con le trombette del carnevale in bocca.




Il chierichetto della Steccata






Su un motorino Piaggio, vestita di bomber, con a un dito un anello a forma minuscola di volto del cantante Vasco Rossi, in cui un microchip interno suonava la sua canzone “Alba Chiara”, la ragazza Melania Chiesa arrivò in città per partecipare alla Fiera di San Giuseppe con su la bambina, detta La Carota, dai capelli color carota, e con le efelidi arancioni dello stesso colore sulla pelle.
Salutate da ragazzini tamarri e punk salirono sui veicoli elettrici degli autoscontri urlando del frocichino a Villa il nano, anche lui alla guida di una delle macchinine.
Scorgendo Melania morsicare una mela a Rosario, a Villa il nano venne in mente un masturbatore di lattice a forma di mela verde con cui stimolava, nel greto del Parma, il pene al nano detto Stecchina, un chierichetto della Chiesa della Steccata con il quale, insieme al prostituto chiamato Anogelido Gelati, andavano in una trattoria di Parma a mangiare e bere del lambrusco Grasparossa, in bottiglie di vetro gialle color formaggio parmigiano-reggiano.
In tempo di guerra avevano fatto amicizia con un partigiano di Medesano chiamato Zanetta, il quale aveva delle fibbie alle scarpe a forma di pistole e il soldato comunista poteva sparare ai tedeschi alzando i piedi nelle macchie dei boschi di Varano Marchesi.
Villa il nano durante le notti di quell'epoca girava per le strade sopra un taxi color lambrusco sgargiante e aveva visto a passeggio una sera lo scrittore Delfini, duca di Modena, con la signora bovini, la sua amante, dalla corporatura simile ad uno dei due brassè e vestita con un abito guarnito di piume gialle di canarino.